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De Rebus
Sardois




De Rebus
Sardois



© De Rebus Sardois 2021



Eterotopia, gruppo di ricerca e progettazione territoriale, pubblica il suo primo libro di indagine sull’arcipelago sardo di La Maddalena, modello di relazioni molteplici e complesse, attraverso la lente di un laboratorio collettivo








La Maddalena. Atlante di un’occupazione

Un libro che racconta il territorio e le sue alleanze inattese tra la terra e i suoi occupanti

29 maggio 2022

Un libro manifesto

La Maddalena. Atlante di un’occupazione, è il manifesto fondativo di una pratica progettuale all’intersezione tra ricerca, progettazione e l’interazione tra diverse discipline, che ambisce a dare forma all’intangibilità e agli immaginari radicati nei territori. Costruito sulla base di un laboratorio di ricerca curato da Eterotopia nel 2018, il libro aspira a propore strategie che trovino nel sodalizio tra le diversità la propria forza.


 



I territori sono campi di sperimentazione e generano stratificazioni di storie, fenomeni e mitologie. In quanto ricettacoli di consuetudini ed eccezioni, racchiudono grandi sfide per l’architettura e l’urbanistica contemporanea.

Nel suo primo progetto editoriale, Eterotopia indaga la condizione contemporanea del territorio italiano e la sua complessità, intrecciando condizioni manifeste e immaginate per sostenere la dignità del patrimonio immateriale dei luoghi e trasformarlo in progetto. 


Ben lontano dall’essere una guida turistica dell’arcipelago, questo libro propone una progettualità a più livelli, che tenga conto del vissuto degli abitanti, delle sue leggende,

delle geografie e delle vicende antropologiche che lo animano, prediligendo alla visione zenitale dei satelliti e dei cartografi uno sguardo obliquo e trasversale sul territorio indagato.


Le riflessioni teoriche introduttive a questo lavoro si affiancano alle visioni progettuali raccolte durante il laboratorio di ricerca interdisciplinare, che ha radunato più di centoventi architettə, archeologə, biologə, fotografə e artistə, a riflettere sulle risorse invisibili dell’arcipelago sardo di La Maddalena.

Un’indagine territoriale dell’arcipelago di La Maddalena



L’arcipelago di La Maddalena è un modello complesso di rapporti di interdipendenza e connessione, che, nella sua unicità, è rappresentativo di diversi tipi di sistemi isolati sul territorio italiano. La Maddalena. Atlante di un’occupazione è la prima indagine territoriale del collettivo di architettə Eterotopia e approfondisce diverse tematiche legate al territorio insulare, la cui storia è caratterizzata da un susseguirsi di occupazioni.


Dall’esercito Napoleonico al prolifico soggiorno della NATO, dalla fallimentare vicenda del complesso G8 al carico antropico stagionale del turismo di massa, dalle colonizzazioni vegetali alle contaminazioni culturali del porto di La Maddalena, quest’isola nell’isola ha


registrato un continuo flusso di occupazioni e abbandoni, che la rende un modello di studio di diverse tematiche alla congiunzione tra locale e globale.

A distanza di tre anni dal laboratorio di ricerca territoriale a La Maddalena, Eterotopia si immerge nella profondità di questi mari pieni di terre per riaffiorare con una visione unitaria, alla base di una pratica progettuale a scala territoriale.


Otto visioni in forma di atlante

Otto visioni in forma di atlante raccontano la stratificazione di storie, immaginari e architetture, a celebrare le alleanze inattese tra la terra e i suoi occupanti. La struttura del libro è articolata in diverse sezioni: Prospettive raccoglie un ampio corpus di riflessioni sul fare territorio nella forma di cinque saggi; Atlante di un’occupazione racconta l’interpretazione delle autrici e degli autori sul territorio indagato e i rapporti di contaminazione e di forza tra la terra e i suoi occupanti; Le 8 tematiche, infine, sviluppano le visioni del laboratorio collettivo in una multiforme varietà di contenuti.

La Maddalena. Atlante di un’occupazione, dal 9 giugno in libreria, sarà pubblicato da Quodlibet nella collana Città e Paesaggio.


Fuori formato, e raccoglie i contributi di Luis Callejas, Stefano Boeri, Pippo Ciorra, Annalisa Gulino, Nicolò Fenu, ENORME Studio, VacuaMoenia, Parasite 2.0, 

Giaime Meloni, Something Fantastic, Paolo Patelli, Traumnovelle, Giuseppe Ridolfi, urbz, Alterazioni Video, Orizzontale, Cherimus, Openfabric, CEA di Stagnali, False Mirror Office, Pascal Arnaud.


Il progetto grafico è a cura di Studio Natale, studio grafico con base a Roma.


Il libro è a cura di Elena Sofia Congiu, Matteo De Francesco, Carlotta Franco, Samanta Sinistri, Giuditta Trani e Mara Usai.

Il progetto è stato sostenuto dalla Regione Sardegna, dal Comune di La Maddalena e da Ceramica Mediterranea.





               

Other places              
                      
ETE
  ROTO       
      PIA
La Maddalena


Il documentario Eterotopia - La Maddalena, regia di Ivo Pisanti (2020), in visione streaming fino al 6 gennaio 2022                                                        


Un laboratorio di ricerca come nuovo punto di vista collettivo sul territorio. 
di Giulia Olianas

Vincitore del premio Italiae all’ultima edizione dell’Asolo Film Festival, il documentario “Eterotopia – La Maddalena”, diretto da Ivo Pisanti, racconta di un incontro volto alla sperimentazione e ricerca.

Eterotopia è il nome del workshop di architettura tenutosi a La Maddalena nel 2018, in cui otto studi di architettura e ottanta partecipanti, tra studenti di diverse facoltà, ricercatori, artisti, sociologi, architetti e altri professionisti di discipline affini, hanno avuto occasione di confrontarsi attorno alla complessità territoriale dell’arcipelago sardo.  

Le eterotopie si definiscono come spazi speciali e complessi: per il filosofo Michel Foucault, che coniò il termine, sono realtà spazio-temporali a sé stanti, in cui è possibile vivere un’esperienza alternativa del reale. Si configurano come dei controspazi delle utopie che trovano realizzazione nella realtà, nonché come luoghi in cui convivono spazi tra loro incompatibili.

È in questa direzione che il collettivo di architetti di Eterotopia si muove, verso la ricerca di tali realtà sul territorio italiano, la loro individuazione e il loro studio, con l’obiettivo di esplorare la loro complessità.


La Maddalena diviene dunque il punto di partenza: l’isola si configura come perfetta incarnazione del concetto di eterotopia, in quanto raccoglie in sé una serie di contraddizioni che ne caratterizzano non solo il paesaggio ma anche l’essenza. 

Contrasti che si rivelano in un territorio che è oasi naturale e al tempo stesso meta di turismo di massa, terra di pastori ma anche base militare americana, per arrivare infine a essere sede del G8 e poi, a causa del suo fallimento, terra di opere incompiute, inquinamento marino e strutture abbandonate.


Appartenenza, colonialismo, trauma, mobilità, tempo e resistenza sono alcune delle tematiche che sono state affrontate durante il workshop e che hanno coinvolto otto studi di architettura internazionali: Enorme Studio, False Mirror Office, Open Fabric,

Orizzontale, Parasite 2.0, Something Fantastic, Traumnovelle e

Urbz.

Il documentario, selezionato da prestigiosi film festival internazionali, quali l’Istanbul International
Architecture and Urban Film Festival, il Moscow International Design Film Festival, il Milano Design Film Festival e il Festival Visioni Urbane, mostra come il risultato finale di questa fucina di sperimentazione vada oltre la formulazione di progetti e al di là di proposte di valorizzazione e riconversione.

Eterotopia è connessione: di luoghi, di persone, di discipline, di punti di vista, è un’esortazione a cogliere la specificità dei luoghi e a rispettarla attraverso la costruzione di uno sguardo critico.





Produzione: Eterotopia
Diretto da Ivo Pisanti
Assistente regia: Fabio Caccuri
Fotografia: Leonardo Annibali
Sceneggiatura: EterotopiaCollettivo Caleido


 

 

In occasione della

78. Mostra Internazionale  d'Arte
Cinematografica di Venezia

Antonioni 
Beyond
the
Dome
 

Oltre La Cupola


9 settembre 2021 - Venezia
HOTEL EXCELSIOR LIDO RESORT, SALA TORCELLO
Lungomare Guglielmo Marconi, 41, 30126 Lido VE
10.00-22.00 - entrata libera
a cura di Sara Nieddu,  Madel Nieddu 
info@derebussardois.com

La mostra

IL SENSO DI ANTONIONI PER L’ARCHITETTURA:  LA CUPOLA DI COSTA PARADISO CINQUANT'ANNI DOPO IL SUO COMPLETAMENTO (1971-2021)



Nell'estate del 1964 Antonioni si trovava nell’arcipelago di La Maddalena per girare alcune sequenze del film Deserto Rosso nell’ancora sconosciuta spiaggia rosa di Budelli. Durante le riprese il regista rimase colpito dalla singolare bellezza del luogo e decise, insieme all’allora compagna Monica Vitti, di acquistare un terreno al fine di costruire la propria dimora in Sardegna.

La progettazione della casa viene affidata nel 1969 all’architetto Dante Bini, noto in tutto il mondo per aver brevettato un nuovo metodo di costruzione chiamato Binishell, la cui procedura prevede la realizzazione di semisfere in cemento gonfiate con la sola pressione dell’aria.

Lo stesso regista contribuisce al disegno della casa fornendo idee e suggestioni e dando un apporto significativo nella scelta di forme e materiali. La forma geometrica pura si contrappone al paesaggio lunare che la circonda. Isolata dal resto dell’abitato, la villa appare come una roccia scolpita dal vento, color sabbia come gli scogli che la circondano, la cui parvenza deriva dall’intuizione dell’architetto Bini di mescolare il cemento insieme alla polvere del granito locale.


“Un eccezionale esempio di architettura residenziale del ventesimo secolo”.

Rem Koolhaas, curatore della 14° Biennale di Architettura di Venezia, nel descrivere la Binishell di Costa Paradiso progettata da Dante Bini e commissionata da Michelangelo Antonioni e Monica Vitti nel 1969 e ultimata nel 1971.






plastico della villa © Archivio Dante Bini

plastico della villa © Archivio Dante Bini

Plastico della villa © Archivio Dante Bini



Qui Antonioni trascorreva i mesi circondandosi di libri e sceneggiature a cui lavorare, dall'estate fino all'autunno inoltrato, da solo o con gli amici illustri, come lo sceneggiatore Tonino Guerra e il maestro del cinema Andrej Tarkovskij.

La residenza, una volta ceduta la proprietà da parte prima di Monica Vitti ed in seguito da Antonioni e la futura moglie Enrica Fico, venne abbandonata al suo destino. Dimenticata, isolata, talvolta incompresa, oggi rimane un’affascinante e decadente presenza che si consuma in solitudine.

De Rebus Sardois nel 2020 lancia una petizione online destinata al Fai, istituzioni e proprietari, per provare a salvarla da abbandono e incuria, proponendo dei possibili progetti di riqualifica.




Trascorso un anno e in occasione del cinquantennio del completamento dell'edificio (1971-2021), l’esposizione

vuole celebrare la sua memoria artistica e architettonica attraverso una mostra fotografica che ripercorre i momenti più significativi dalla progettazione ad oggi, grazie al contributo dell’archivio Bini, il film La Cupola del regista tedesco Volker Sattel, il video-saggio Lo Spazio e l'Architettura nel Cinema di Antonioni del critico cinematografico Stefano Santoli e materiale proveniente da cineteche ed archivi italiani e stranieri.


L’esposizione, oltre a porre una riflessione sul glorioso passato e possibile futuro della villa, indaga anche il sottile senso di Antonioni per l’architettura, attraverso un’analisi sull’utilizzo dello spazio e del paesaggio nella narrazione cinematografica antononiana. L'attenzione per il paesaggio ed elementi architettonici che vediamo nei film di Antonioni (manufatti, muri, crepe, scale, tubature, finestre ecc.) è di fatto la stessa riservata alla progettazione della casa, la quale sembra avere un'anima, una vita propria, nonché un ruolo fondamentale nella vicenda professionale e personale del regista. La casa appare come un chiaro rimando alla poetica di Antonioni, dove il paesaggio e le forme inanimate hanno un ruolo attivo e fondamentale nel racconto.


Sponsorizzato da


La Costante Resistenziale. A guide-tour of Sardinian archaic, weird and marvelous stone sculpture

Chiesa di San Nicola di Silanis - zona rio Silanis, Sedini (SS)
Giardino incantato di Paolino Sanna
- via Giardino Sanna, Sedini (SS)

Domenica 8 agosto 2021 - ore: 10.00-20.00

De Rebus Sardois presenta A guide-tour of Sardinian archaic, weird and marvelous stone sculpture (Un viaggio alla scoperta della meravigliosa, strana, arcaica scultura sarda), progetto espositivo frutto dell’omonima e pluriennale ricerca artistica del collettivo Montecristo Project (Enrico Piras e Alessandro Sau).

Tale ricerca nasce nel 2018 sul solco del programma La Costante Resistenziale del Museo Man di Nuoro e si propone quale sua analisi critica. La rassegna era tesa a verificare l’assunto teorico concepito dall’archeologo Giovanni Lilliu, secondo il quale il popolo sardo sarebbe riuscito a “resistere” immutato ai secoli di colonizzazione, mantenendo intatta la sua identità nonostante l’influenza storico-culturale straniera.  L’iniziativa museale tenta di trovare un possibile connotato “resistenziale” tra le espressioni artistiche maturate nell’isola dal 1957 fino al 2017.







L’esposizione del museo nuorese provoca una riflessione di Montecristo Project da cui consegue la volontà di ripensare e valutare l’arte contemporanea sarda da una prospettiva nuova, proponendo una riedizione del progetto museale,  tramite una personale lettura storico-artistica del concetto di “costante resistenziale”.  Tale concetto - osserva Montecristo Project - può essere compreso attraverso la rappresentazione mentale di Nachleben, ovvero di “sopravvivenza” dell’immagine, espressa da Aby Warburg, che a sua volta rimanda alla teoria dell' “eterno ritorno” di Nietzsche e alla psicologia freudiana.


Esiste, secondo Warburg, un metodo di conservazione delle immagini per cui esse perdurano e si trasmettono secondo logiche diverse da quella della storia dell’arte: sarebbero infatti ascrivibili ad un livello più profondo dell’umano, ovvero quello dell'inconscio. L’immagine è psichica, è una formazione che rimbalza continuamente tra la dimensione mentale, interna e indefinita, e quella fisica esterna, cristallizzata nelle rappresentazioni artistiche. Sopravvivono nel tempo, “resistono costanti” nel desiderio dell’uomo di esprimersi, originario e precedente al concetto di arte.


Sulla scorta di tale interpretazione, la ricerca giunge a scovare tale carattere eterno in quelle forme di espressione dell’umano, che prima ancora di essere opere d’arte, sono manifestazioni apotropaiche, cultuali, decorative e ornamentali. Sculture di carattere antropologico e popolare che rievocano forme estetiche tramandate dall’arte nuragica, forma d’arte primitiva ascrivibile all’età del Bronzo dove risiederebbe il seme originario dell’identità artistica sarda.


Queste opere “resistenziali” vengono rintracciate in ogni paese della Sardegna. Da nord a sud ogni centro abitato ha un suo autore, le cui opere hanno tutte qualcosa che le accomuna: un tratto anticlassico e protostorico dell’immagine.


Il progetto prende forma negli anni attraverso diversi canali: espositivi, fotografici ed editoriali. Dopo la pubblicazione del “manifesto” della costante resistenziale, Montecristo Project percorre un viaggio tra sculture anonime, oggetti e reperti da cui scaturisce un dossier fotografico e una raccolta-collezione. Per l’opera inamovibile, che non può essere spostata dalla sua sede d’origine, si procede con la produzione di una copia-testimonianza, mediante la tecnica del calco in gesso: il risultato è la creazione della “gipsoteca resistenziale”, un insieme di negativi e positivi di sculture antropomorfe.

Da ultimo il progetto si completa con pezzi in ceramica e terra cruda, “modelli di spazi”,  ulteriore richiamo alla forma architettonica e scultorea ricercata.







Giardino Incantato

Un arcano giardino di sculture di pietra incastonato tra i tufi rurali della Sardegna nord-occidentale: alla scoperta della misteriosa e dimenticata opera dell’artista sedinese Paolino Sanna.


Il richiamo all’eccentrico Parco dei Mostri di Bomarzo (Viterbo), opera cinquecentesca dell’architetto Pirro Ligorio commissionatagli dal languido principe Vicino Orsini, così come gli echi delle installazioni del Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle di fine ventesimo secolo situate nei pressi di Garavicchio (Capalbio), sono quasi inevitabili. Ciò che caratterizza questa singola espressione scultorea e paesaggistica è tuttavia il linguaggio prettamente novecentesco. Le forme compatte e ruvide, nel contempo sinistre e giocose, esprimono una indecifrabile voce del subconscio.


Paolino Sanna nasce nella sua Sedini nel 1927. Tre anni prima il manifesto del movimento artistico del Surrealismo viene redatto a Parigi. Egli cresce in una casa piena di libri appartenuti allo zio professore. Nutre il suo immaginario personale con rimandi all’arte sacra e contemporanea. Trascorre la sua intera esistenza lavorando la materia, esercitando la professione di fabbro ed artigiano.

In Paolino la pulsione artistica è prepotente fin dalla giovane età. Sculture in ferro battuto, legno massello, pietra locale rivelano la sua cifra stilistica. Forme irregolari, creature fantasiose e visionarie, ritratti ed autoritratti irriverenti (come la scultura della sua stessa testa che fa capolino dal muro di una casa con una smorfia sorniona). Pindariche connessioni e rimandi letterari sono chiari nel suo lavoro.





Nel caso specifico della sua opera più importante, Il Giardino Incantato, situato poco fuori il paese, egli utilizza la campagna sedinese come parte viva e attiva della sua installazione. Pianifica una vera immersione del visitatore che diviene esso stesso parte del suo personale racconto, il cui finale è aperto.

Egli plasma il giardino con l’intento di creare un parco tematico popolato di strane creature, finalmente liberate dalla pietra e rivelate agli occhi dal suo scalpello. Le sequenze sono pregne di simbolismi e scene oniriche. Una presenza fissa: l’effigie dell’artista che si autoritrae in mezzo a scimmie, pantere, icone religiose, immagini materne e primordiali.


Le rappresentazioni sono scevre da qualsivoglia pregiudizio estetico o composizione di tipo convenzionale. Al contrario inducono, con l’elemento sorpresa e nonsense, cosi privo di una apparente coerenza, al viaggio dell’osservatore in una dimensione parallela, fatta di immagini quasi lisergiche e dantesche.






Il dialogo con l’intorno paesaggistico è totale e perennemente presente negli elementi utilizzati (tufo e pietra calcarea locale), ma allo stesso tempo il giardino conduce lontano, in un mondo fantastico, immaginario ed irreale che che diventa espressione di una vasta gamma di sentimenti e tormenti interiori dell’abisso umano.



Alcune preesistenze importanti, come la chiesa di San Nicola di Silanis databile al dodicesimo secolo e la necropoli conosciuta come Domus de Janas del III millennio a.c., poco distanti dal giardino, rendono questo luogo ancora più singolare, prezioso e senza tempo.


Paolino Sanna rientra tra gli artisti indagati da Montecristo Project durante il progetto pluriennale La Costante resistenziale

Con il patrocinio di:
Comune di Sedini